








Pierpaolo Palladino – Alessia Sambrini
La versione inglese del testo curata da Dave Johnson e Laura Caparrotti, ha debuttato il 29 settembre al theater for the New City.
“Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi”- Luigi Einaudi
Intervista a Pierpaolo Palladino per Impresa di Famiglia al teatro vespasiano di Rieti il 28 settembre 2011. di Francesca Pompili
1 Pierpaolo, il tema trattato da te e tuo fratello Ivan in Impresa di famiglia è assolutamente attuale sebbene l’opera sia stata scritta dodic anni fa. Ritieni importante il testo ed i suoi contenuti in uno spettacolo essenziale e crudo come la vostra opera?
Lo ritengo fondamentale perché è il riferimento primo e ultimo … LEGGI TUTTO
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1 Pierpaolo, il tema trattato da te e tuo fratello Ivan in Impresa di famiglia è assolutamente attuale sebbene l’opera sia stata scritta dodici anni fa. Ritieni importante il testo ed i suoi contenuti in uno spettacolo essenziale e crudo come la vostra opera?
Lo ritengo fondamentale perché è il riferimento primo e ultimo che motiva sia gli attori che la regia. L’attualità dopo tanti anni di un’Italia ancora in crisi è sconcertante perché rivela l’immobilità in cui siamo immersi da più di un decennio ormai. A me hanno insegnato che l’economia è movimento, dunque se si blocca, recede. Ma la realtà ha superato la mia analisi, io parlavo di crisi dell’economia reale, oggi la finanza ha surclassato tutti scollegando se stessa dalla produzione e circolazione di beni reali. La gente è scesa in piazza per questo, non per sfasciare vetrine e poliziotti.
2 Impresa di famiglia è stato messo in piedi per una sola rappresentazione, ci racconti cosa ha spinto voi, il regista e gli attori tutti,ad affezionarsi a un progetto così in essere?
Per la coralità della vicenda, che ripropone antichi conflitti, come quello generazionale tra un padre e suo figlio che vuole superarlo perché non lo considera più adeguato ai tempi e al ruolo di leader e presume di valere di più, per l’alienazione del lavoro su cui i personaggi fondano la loro stessa identità a prescindere dagli affetti più profondi, perché è l’immagine di un’Italia amareggiata, perché forse è la scommessa di un testo “teatrale” che vuole parlare di chi siamo noi oggi, com’è normale che avvenga a cinema, dove è normale che gli sceneggiatori propongano una finestra sull’attualità, in luogo della inveterata abitudine delle programmazioni teatrali, che si limitano a riproporre sempre remake di testi classici. La domanda è: perché a teatro non si vogliono ascoltare nuove storie ?
3 Il pubblico presente a Rieti era scelto tra industriali del settore, quali sono state le loro sensazioni da “protagonisti” involontari della vostra opera?
Un’attenzione massima e un silenzio che tagliava l’aria. Un pubblico che forse, in una situazione di normale abbonamento è abituato a vedere storie rassicuranti e classici che riguardano altri mondi, non se stessi e la propria identità, bella e brutta, come allo specchio. Eravamo pieni di addetti ai lavori “dei nostri personaggi”, non dei soliti colleghi teatranti. E aggiungo: che bello!
4 Parliamo del Valle argomento a noi caro, so che fai parte di un collettivo di autori che condivide il principio della cultura come bene comune. Viviamo un periodo storico in cui invece la cultura viene spesso calpestata e messa da parte, dove si fa fatica non tanto a creare,quanto piuttosto a riuscire a mettere in scena la propria opera. Pensi che si possa fare qualcosa affinché il lavoro di menti brillanti come le vostre possa essere “donato” a chi ha fame di cultura?
Il Valle Occupato ha presentato una bozza di statuto aperta alle osservazioni di tutti i cittadini che vorranno dire la loro. Questo è un gesto di grossa apertura. Sarà utopica ? Sarà mai attuata ? Neanche la costituzione della repubblica romana fu mai attuata a causa dello “sgombero” operato dai francesi, ma la si studia ancora oggi a scuola. Attenzione però: il concetto che la drammaturgia italiana possa essere necessaria al teatro del nostro paese, sia dunque un Bene Comune, è ancora condiviso da pochi, anche all’interno del mondo teatrale. Noto delle contraddizioni pericolose e soprattutto molta ignoranza in merito. Non ci conoscono, ma sarà solo colpa nostra ?
5 Un mese scarso di prove,serrate, per arrivare ad uno spettacolo così intenso. Il lavoro di Pietro Bontempo, regista dell’opera, deve essere stato indubbiamente enorme non solo dal punto di vista artistico ma anche umano. Quali corde sono state toccate cosi bene da far si che tutti gli attori diventassero protagonisti in un opera cosi meravigliosamente corale?
Pietro ha condiviso con me e Ivan la centralità dei personaggi e dei loro singoli percorsi. La sua regia parte dal testo e si giustifica nell’allestimento di questo, a cui fa le pulci insieme agli attori. Io e Ivan abbiamo cercato di approfondire e superare il testo iniziale, sviluppando le potenzialità che emergevano in corso di prove. Un lavoro di scavo e maturazione a cui hanno preso parte anche gli attori con proposte di varianti che noi due poi elaboravamo a modo nostro. Questo metodo di lavoro condiviso non è sempre proponibile, dipende dalla buona volontà e dalla disponibilità a mettersi in gioco dei singoli, per creare il clima giusto. Siamo stati fortunati perché la coralità del testo è diventata una scommessa collettiva e appassionante già nel gesto di dare il massimo, anche se per una sola replica. E se la politica è “partecipazione” il nostro è stato anche un gesto politico.
6 Mia nipote di dieci anni al termine della recita di fine elementari,tra le lacrime di alunni e insegnanti per l’inevitabile passaggio alle medie disse: “Ma se dicono che siamo così bravi, perchè ci dobbiamo separare”? Ti giro l’ingenua considerazione…è talmente bello quello che avete fatto che non possiamo non rivederlo in giro per i teatri….
Speriamo ! Il problema della distribuzione è centrale e potenzialmente tragico (laddove non si intravvede un lieto fine). Che speranze ci possono essere di una ripresa dello spettacolo? Io sinceramente non lo so, vorrei crederci e ci proverò, ma la situazione teatrale è di un’incertezza assoluta. Il timore è quello di non riuscire neanche a capire quali siano gli interlocutori ai quali rivolgersi e questo per mancanza di un distributore che abbia i contatti giusti. I distributori sono in crisi perché sono in crisi i circuiti, come i produttori, gli stabili, il mibac, San Genesio protettore ha finito le sue lacrime e le maestre rischiano il licenziamento…anche il mio debutto sul palco è stato in quinta elementare. Non l’avessi mai fatto…!!!
La matematica sentimentale è uno spettacolo che si è rivelato particolarmente indicato per gli istituti superiori sia tecnici che umanisti perché pone al centro l’educazione sentimentale di un ragazzo alla scoperta di qualcosa per cui credere.
Il professore Michele Emmer, docente di matematica alla Sapienza di Roma, saggista e direttore del festival Matematica e cultura di Venezia, sulla rivista scientifica il Galileo scrive: “Il racconto funziona, coinvolge, naturalmente come teatro, come narrazione. Lo scopo non è certo quello di far nascere un interesse, delle emozioni nel pubblico, per la matematica stessa ma forse alla fine ci riesce, ed è proprio per questo che lo spettacolo funziona. Perché la matematica ti emoziona, almeno per i pochi istanti della recitazione. E credo che possa essere questo un bel complimento per l’autore e protagonista dello spettacolo Pierpaolo Palladino”.
Nel presentare lo spettacolo Rodolfo Di Giammarco, su La Repubblica scrive: “Le parole di Pierpaolo Palladino hanno una densità comunicativa particolare, una fluidità umana che parte sempre da un qualche fondo dell’anima”.
Di cosa narra lo spettacolo?
Un ragazzo, Lorenzo, di poco più di vent’anni si ritrova iscritto ad ingegneria perché figlio di ingegneri, ma la matematica gli sembra un mondo astratto e gli esami di Analisi 1 e Analisi 2 una raffica di numeri e formule fredde come l’Alaska. Non sa cosa vorrebbe fare da grande, di certo non l’ingegnere mentre fugge dall’amore di Valentina, la sua fidanzata per inseguire Nora, una cantante innamorata di sé stessa e della sua voce. Tra timori, fughe e passioni, Lorenzo incontra il professor Primo che lo instrada quasi per incanto alle sfide della matematica teorica che diventa arte agli occhi del ragazzo, gioia intuitiva e solitaria. Ora i numeri hanno un senso e il loro linguaggio parla di un mondo tanto astratto quanto passionale, come la vita stessa che diventa sentimento, misterioso e necessario, spesso insondabile, come l’amore.
Gabriella Radano di Marte Magazine lo consiglia perché nel testo “la matematica come scuola di vita, come disegno del pensiero, è il principio attorno al quale ruota la sceneggiatura sapiente del monologo (…) Un’intricata sequenza di piani narrativi sentimentali che si fondono per divenire un tutt’uno con la rappresentazione psicologica”.
Qual è lo stile interpretativo ?
La formula evocativa dello spettacolo porta avanti il particolare discorso di Palladino sul “racconto teatrale”, affidando all’interpretazione di un solo attore tutti i ruoli di volta in volta evocati in scena in un serrato alternarsi del piano narrativo rivolto al pubblico, a quello dialogico dei personaggi tra loro.
A tale proposito Franco Cordelli, critico del Corriere della Sera scrive: “noi spettatori scopriamo l’equilibrio della gestualità di Palladino in quanto interprete: gestualità eloquentissima con il viso, con le mani, con il corpo tutto. Essa, da sé sola, fa lo spettacolo”.
Il tono della recitazione è motivo di riflessione per Laura Novelli de Il Giornale: “il tutto viene evocato in scena con pacata delicatezza, con uno stile colloquiale e semplice che non disdice però i passaggi di voce, le variazioni cromatiche da tono a tono…in questo nostalgico viaggio di iniziazione dove ognuno di noi può certamente ritrovare un pezzetto di sé.
Lo spettacolo giunto al quarto anno è stato replicato sia per un pubblico di studenti che adulto, tra cui ad esempio al teatro Garibaldi di Modica dove Valentina Raffa su Ragusa News sottolinea che:
“L’attore e autore e anche organizzatore Pierpaolo Palladino ha appassionato il pubblico studentesco la mattina e adulto nella replica serale strappando qualche sorriso con un intercalare giovanile e colloquiale” o al teatro Elicantropo di Napoli con il commento di Diletta Capissi su Il denaro: “Una bella rappresentazione fondata anche sul ruolo della musica, sulla partitura musicale di Back come chiave di volta della risoluzione di un problema matematico, ma che fornisce il bandolo della matassa su come appassionarsi ad una materia così ostica. Probabilmente si suggerisce che bisognerebbe lavorare sul metodo e sul modo di insegnare la matematica, partendo da altre angolazioni. Quello della musica è sicuramente una ottima soluzione”. E ancora Lucio De Angelis su Notizie Radicali : “I pensieri dell’autore diventano musica e poesia per gli spettatori, spingendo qualcuno sino alla commozione”.
Sul ruolo fondamentale della musica anche Sara Pennisi su Il Grido.org segnala che: “Da cornice e contrappunto al testo, l’azzeccata scelta musicale dello spettacolo. Le canzoni selezionate riflettono il periodo in cui è ambientata la vicenda. Dagli anni 70 di Janis Joplin, dei Jethro Tull e dei Pink Floyd agli anni Ottanta degli U2. Perfetta è infine “More Than This” dei Roxi Music”.
Fino al ritorno a Roma al teatro dell’Orologio dove si aggiudica L’oscar de La repubblica al migliore spettacolo del momento in scena: “per l’originalità di questo testo in cui Palladino interpreta tutti i ruoli di volta in volta evocati in scena in un serrato alternarsi del piano narrativo (…) E’ uno spettacolo per chi già ama i numeri, ma anche per coloro che semplicemente apprezzano la commedia d’autore, che giungeranno al termine della commedia un po’ invaghiti della matematica”
Per tutti gli aspetti più strettamente scientifici l’autore si è avvalso della consulenza e disponibilità del prof. Fabio Rinaldi, docente di modelli matematici per l’ingegneria meccanica, facoltà di ingegneria industriale, presso l’università telematica Guglielmo Marconi di Roma.
L’attore è disponibile insieme a Fabio Rinaldi ad incontrare gli studenti prima e dopo lo spettacolo per discutere con loro di ogni aspetto inerente lo spettacolo e i temi trattati.
La matematica sentimentale è stata replicata per tre stagioni consecutive al teatro dell’Orologio dal 2009 al 2011 sia per il pubblico serale che per gli studenti accogliendo numerose classi di allievi di licei scientifici e classici oltre agli studenti del dipartimento di matematica della Sapienza.
Ha debuttato inoltre a:
Bologna festival La scienza in piazza marzo 2010
Venezia, Convegno di matematica e cultura marzo 2010
Modica, teatro Garibaldi, marzo 2011, matiné e serale
Napoli, teatro Elicantropo, aprile 2011, matiné e serale
Jesi, teatro studio Valeria Moriconi, maggio 2011, matiné e serale
International Post
Il mammome alessio, il maniaco dell’ordine Federico e il rassetta-cameretta Silvano, come moderni Forrest Gump vi entreranno nel cuore come chi guarda la vita con la tenerezza di chi guarda la vita con semplicità e tenera ingenuità.
Silvia Tarquini
Teatro&spettacolo.org
Fabio Bussotti, Andrea Murchio e lo stesso Palladino, sono bravissimi nel rendere i personaggi credibili e realistici, nel far percepire le difficoltà che possono incontrare svolgendo le attività più comuni. Fa bene il teatro di Palladino a non staccarsi dalla materia che più lo nutre e lo anima di tempo: le piccole grandi storie personali, raccolte con l’ascolto prima e poi approfondite sulla pagina, le esperienze che scorrono lungo le corde della propria memoria, in particolare, quella da educatore in un centro per disabili, ispira questo spettacolo. Ed è assolutamente meritato il Premio Enrico Maria Salerno per la Drammaturgia 2010 a sostegno della drammaturgia contemporanea, del teatro civile di contro a tanti argomenti futili e privi di sostanza.
Giusy Potenza