tale scheda è da considerarsi per l’allestimento ideale. Si può comunque ripensare in base allo spazio e alle disponibilità tecniche.
spazio
dimensioni minime
larghezza 5m
profondità 5m
altezza 4,5m
in caso di altezze minori e spazi particolari è necessario contattare la compagnia
e nel caso rivedere anche la lista dei proiettori
3 americane sul palco
staffe in sala
tagli sul palco (bilancini o stativi)
quadratura quadratura nera montata all’ italiana
(è possibile utilizzare anche una quadratura alla tedesca con passaggi in prima e ultima,o altre possibilità di allestimento che vanno comunque preventivamente concordate)
luci
carico carico minimo 18 kw
18 ch dimmer
mixer luci smartfade etc
proiettori 18 pc 1000w completi di telaio e paraluce
2 sagomatori etc da 750 watt ottica zoom
5 par 64 CP62
accessori 25 ganci per proiettori
a seconda della grandezza dei teatri 12 pc 1000 watt possono essere sostituiti con 12 pc 500 watt
fonica
impianto adeguato alla sala
1 lettore cd professionale con autocue
mixer
postazione audio e luci congiunta e a vista diretta sul palcoscenico
1 aiuto elettricista per montaggio e smontaggio
per informazioni tecniche:raffaella.vitiello@gmail.com +39 3398277473
Un uomo è al centro del palco. Intorno a lui, nell’atmosfera raccolta del teatro Altrove di Roma, ci sono pochi elementi: una sedia, un leggìo, alcuni strumenti musicali. Lui è solo, eppure occupa tutto lo spazio scenico a disposizione declamando un testo talmente ben strutturato da richiamare alla vista dello spettatore tutto ciò di cui parla: in un attimo si materializzano le armi, il Verano, piazza san Paolo, la caserma, la spiaggia di Ostia, gli spari, la paura che ghiaccia il sangue, il terrore che fa venire i brividi anche se è settembre e fa caldo… (VAI ALL’ARTICOLO COMPLETO) Simona Rubeis
LA REPUBBLICA Ha la faccia smarrita d’un soldato Schwejk, la bonomia d’un poveraccio alla Jerry Lewis, e l’aria d’un involontario Tom Hanks dei “noantri”, l’autore-protagonista al Furio Camillo de La Battaglia di Roma, Pierpaolo Palladino, noto come bravo raccontatore e artigiano, ma capace, ora, per quest’epopea arciromanesca e antitedesca del 10 settembre 1943 vicino Porta San Paolo, di metter su, con la regia di Maria Teresa Pintus, un apologo-fiction pervaso di nuove consonanze e mimica sbracciata…l’odissea c’è, la morte come comare secca rende, i sor cafone funzionano, i fiatoni e i silenzi pure. Rodolfo Di Giammarco
IL GIORNALE Un manipolo d’eroi di strada e un racconto epico e umanissimo…La Battaglia di Roma è uno spettacolo-testimonianza che trasporta lo spettatore al centro della Storia grazie alla bella prova d’attore… accompagnato in scena dalle musiche di Pino Cangialosi eseguite dal vivo da Benedetto Biondo alla tromba e Mariateresa Martuscelli al pianoforte, Palladino – autore anche del testo – soffre, evoca e ricorda in un trasognato viaggio nella memoria che emoziona e convince. Magari qualche alleggerimento «colorato» e popolare avrebbe giovato a un testo che punta invece quasi unicamente sulla rievocazione e la trascrizione dei fatti. Ma a rendere La battaglia di Roma uno spettacolo necessario e quanto mai attuale è proprio la nostra epoca di sinistri ultimatum e guerre preventive e di liberazione. Claudio Fontanini
ITALIA SERA Il soldato romano Pierpaolo Palladino scrive e racconta la sua esperienza. Lo fa proprio come se avesse davvero vissuto quella battaglia del 10 Settembre 1943 (…) Ci catapulta nel suo reggimento…lo fa e ce lo racconta, Pierpaolo Palladino, in un romanesco che sapientemente colora di vita vissuta la sua piccola storia. Lo interpreta con una gestualità che ricorda i grandi del nostro teatro in un gioco di musiche, suoni e luci di grande effetto. E a volte ci sembra di essere lì, tra le schegge delle mine che saltano in aria, tra i proiettili vaganti e tra i caduti sul campo di battaglia…scritto con geniale ma semplice maestria e ce lo ha trasmesso con virtuoso talento! Danilo Viggiani
IL GIORNALE Si è guadagnato l’affetto del pubblico con spettacoli semplici, estremamente evocativi…ha raccontato di uomini e donne di sempre, di ossessioni, fobie di tutti. Senza mai perdere di vista il particolare, il dettaglio, la piega sottile, il linguaggio schietto della gente comune. Adesso Pierpaolo Palladino approda con La Battaglia di Roma, a un testo scritto interamente in versi, mescolando la storia ufficiale, i fatti nudi e crudi, con il vissuto interiore dei soldati coinvolti negli scontri. Abiti militari e occhi ben puntati sul pubblico, Palladino da anima a tante voci diverse….la sua pietà è memoria di paure ancestrali; vettore di interrogativi universali. Ecco perché questo monologo suona oggi assolutamente attuale. Laura Novelli
AGENZIA RADICALE Noto per la sua ricerca linguistico dialettale, con questo progetto Palladino giunge finalmente all’allestimento teatrale in versi e musica di quei giorni…il testo, impastato di un romanesco avvolgente e vigoroso, è ottimamente interpretato da Palladino e ben si sposa con una partitura musicale, composta da Pino Cangialosi, eseguita dal vivo e chiamata a “dialogare” continuamente con le parole, i gesti e i timbri vocali dell’interprete. Il tutto sotto l’attenta regia di Maria Teresa Pintus. Lucio De Angelis
IL TEMPO L’arte del racconto teatrale coniuga storie appassionate a interessanti prove interpretative come accade anche nel caso del monologo “La battaglia di Roma”, scritto e incarnato da Pierpaolo Palladino, diretto da Maria Teresa Pintus con musiche composte ed eseguite dal vivo da Pino Cangialosi. Tiberia De Matteis
PUNTO COM Lo spettacolo ha una forza epica struggente aprendo uno squarcio nella nostra memoria sulla Resistenza antifascista, ma che parla all’umanità – amore e morte – e non vuol porre l’accento solo sul “non passa lo straniero”. Ornella Petrucci
L’UNITA’ Un soldato, un po’ brechtiano un po’ petroliniano, racconta da solo una storia di tanti…un testo ben scritto, in versi liberi, che passa la parola a carabinieri, granatieri, bersaglieri. E tra la descrizione di una strada bombardata e un momento di riposo dei soldati, lascia parlare anche i sentimenti. Persino in tempo di guerra, sembra dire Palladino, sguardi gesti e sfoghi riescono a commuovere. Il monologo dell’attore è scandito dalle belle musiche di Pino Cangialosi. Francesca De Sanctis
LA DIFFERENZA Pierpaolo Palladino, una battaglia contro la Storia di Attilio Scarpellini Il singolo è solo schiuma sulle onde. (G. Buchner)
Ecco uno spettacolo, La battaglia di Roma di Pierpaolo Palladino, che potrebbe stare senza sfigurare su qualunque palcoscenico, ma che in nessuna cornice sembra più al suo posto come nella piazzetta del Lotto n. 12 della Garbatella, dove l’abbiamo visto: circondato dai palazzi con i panni stesi, sovrastato all’inizio da un azzurro ancora impallidito dalla calura, spiato sul finire da una luna a falce che nel cielo blu scuro reggeva il filo di un’unica stella. Qui “sora nonna” deve ancora essere leggi tutto
“Sola, vestita di nero, a piedi nudi, seduta su una sedia, sfoggia una serie di intonazioni, sguardi e gesti precisi, significativi ma sempre misurati e veri. Un teatro semplice, basato sulla parola, che racconta e smitizza il cinema guardandolo dal divano rosa di un primo camerino, dove arrivano a sedersi anche Coppola o Andy Garcia.”
1 radiomicrofono per voce a pulce Lavallier o radiomicrofono 4065 DPA e cassa spia per l’attrice
Nota bene: lo spettacolo può adattarsi anche a spazi non teatrali, sia in interni che in esterni. In tal caso occorre contattare la compagnia per precisare le condizioni del luogo.
Un teatrante a Roma viene inviato in una scuola media per realizzare un laboratorio di teatro finalizzato all’integrazione tra ragazzi normodotati e con disabilità. La scuola sorge in una ex borgata dove la maggior parte dei ragazzi è disagiata, con famiglie difficili alle spalle e una diffidenza reciproca tra i ragazzi stessi e le istituzioni.
La vicenda, ispirata a esperienze realmente vissute dall’autore, è ricostruita come un percorso a tappe, un viaggio appassionato di Lorenzo, il protagonista, alla scoperta di se stesso e delle proprie paure, nella difficoltà di comunicare con i ragazzi e motivarli a partecipare.
Da una parte le insicurezze “dell’esperto” e dall’altra le realtà sociali della scuola: la diffidenza degli insegnanti e il timore degli allievi a mostrarsi e mettersi in gioco, nella continua ricerca di un linguaggio comune tra l’adulto e ciascun ragazzo, con l’unica scommessa che è quella del teatro e delle sue necessità da trovare di volta in volta.
Note di regia
Un codice. Questo è il grande tema della comunicazione teatrale ed ogni volta è una sfida, affascinante, che stimola la fantasia, la creatività, l’immaginazione.
Anche il protagonista della nostra storia, Lorenzo, è alla ricerca del giusto codice per poter comunicare con dei ragazzi, con un’età ormai lontana, diversa; una generazione cresciuta in situazioni mai riconducibili ad un’esperienza personale. La periferia urbana in cui si trova la scuola dove il nostro inesperto insegnante di teatro, suo malgrado, viene mandato ad operare è l’esempio del nostro tempo; di come non si sia più capaci di capire, di ascoltare, di sentire gli altri. E solo chi è abituato a lottare per conquistare un obbiettivo, può superare ogni ostacolo e scoprire un mondo, un’umanità, che troppo spesso diamo per persa. Quando forse siamo noi ad esserci smarriti.
Non è la prima volta che con Pierpaolo mi trovo a dover affrontare testi solo apparentemente monologanti, ma invece sempre ricchi di personaggi forti, ben delineati, ben definiti, e a cui ci si affeziona come se li vedessimo, li incontrassimo realmente sul palcoscenico. E in effetti ci sono, sono lì, evocati dagli sguardi, dai gesti, dalle azioni, dal filo teso del dialogo. Ecco la sfida. Rendere vivo ciò che la parola evoca. E non è difficile riuscire a dare vita ad un racconto così ricco di situazioni, di sensazioni e sentimenti.
Si tratta solo di ascoltare tutti i suoi protagonisti. Ed è questo che ho voluto fare, aiutare la storia, offrendo, con la massima semplicità, il codice del suggerire, dell’associare ad un oggetto un segno, un luogo; una stanza, una palestra, una strada, così come il cerchio in cui i ragazzi svolgono i loro esercizi, la panca, la porta, il sipario. Lasciando al pubblico la libertà di tracciare i loro volti, i loro sguardi, i loro gesti.
Sperando di essere stato capace, come Lorenzo, a trovare il giusto codice per entrare nella testa degli altri.
Un teatrante a Roma viene inviato in una scuola media per realizzare un laboratorio di teatro finalizzato all’integrazione tra ragazzi normodotati e con disabilità. La scuola sorge in un a ex borgata dove la maggior parte dei ragazzi è disagiata, con famiglie difficili alle spalle e una diffidenza reciproca tra i ragazzi stessi e le istituzioni. La vicenda, ispirata a esperienze realmente vissute dall’autore, è ricostruita come un percorso a tappe, un viaggio appassionato di Lorenzo, il protagonista, alla scoperta di se stesso e delle proprie paure, nella difficoltà di comunicare con i ragazzi e motivarli a partecipare. Da una parte le insicurezze “dell’esperto” e dall’altra le realtà sociali della scuola: la diffidenza degli insegnanti e il timore degli allievi a mostrarsi e mettersi in gioco, nella continua ricerca di un linguaggio comune tra l’adulto e ciascun ragazzo, con l’unica scommessa che è quella del teatro e delle sue necessità da trovare di volta in volta.
Un codice. Questo è il grande tema della comunicazione teatrale ed ogni volta è una sfida, affascinante, che stimola la fantasia, la creatività, l’immaginazione.
Anche il protagonista della nostra storia, Lorenzo, è alla ricerca del giusto codice per poter comunicare con dei ragazzi, con un’età ormai lontana, diversa; una generazione cresciuta in situazioni mai riconducibili ad un’esperienza personale. La periferia urbana in cui si trova la scuola dove il nostro inesperto insegnante di teatro, suo malgrado, viene mandato ad operare è l’esempio del nostro tempo; di come non si sia più capaci di capire, di ascoltare, di sentire gli altri. E solo chi è abituato a lottare per conquistare un obbiettivo, può superare ogni ostacolo e scoprire un mondo, un’umanità, che troppo spesso diamo per persa. Quando forse siamo noi ad esserci smarriti.
Non è la prima volta che con Pierpaolo mi trovo a dover affrontare testi solo apparentemente monologanti, ma invece sempre ricchi di personaggi forti, ben delineati, ben definiti, e a cui ci si affeziona come se li vedessimo, li incontrassimo realmente sul palcoscenico. E in effetti ci sono, sono lì, evocati dagli sguardi, dai gesti, dalle azioni, dal filo teso del dialogo. Ecco la sfida. Rendere vivo ciò che la parola evoca. E non è difficile riuscire a dare vita ad un racconto così ricco di situazioni, di sensazioni e sentimenti.Si tratta solo di ascoltare tutti i suoi protagonisti. Ed è questo che ho voluto fare, aiutare la storia, offrendo, con la massima semplicità, il codice del suggerire, dell’associare ad un oggetto un segno, un luogo; una stanza, una palestra, una strada, così come il cerchio in cui i ragazzi svolgono i loro esercizi, la panca, la porta, il sipario. Lasciando al pubblico la libertà di tracciare i loro volti, i loro sguardi, i loro gesti. Sperando di essere stato capace, come Lorenzo, a trovare il giusto codice per entrare nella testa degli altri.