La battaglia di Roma – Lo spettacolo

“Come fo’ m io a spiegà lo stroligà de la capoccia li straveri dell’anima quanno li minuti che passaveno ereno macigni de Sisifo e tutti guardavamio all’imbocco de via Ostiense come ar fiume de Caronte: erimo lì sospesi, tra la croce de San Pietro e er martirio de San Paolo, potendo passà a la storia o scomparì ner burone de la guera: quinnici secoli che Roma nun veniva conquistata dar sud, quinnici secoli e toccava proprio a noi difennela ? Tu vedi la scalogna!”

In scena un attore solo, che racconta una storia da lui scritta in versi. Versi liberi, ispirati dalla struttura stessa del romanesco, per rievocare una giornata emblematica, il 10 settembre 1943, due giorni dopo l’armistizio, quando fu combattuta a Roma la più grossa battaglia sul suolo nazionale tra l’esercito regolare italiano e le armate tedesche. Carabinieri, Bersaglieri e Granatieri, di stanza nella capitale, si ritrovarono da soli ad affrontare la reazione degli ex alleati comandati da Kesserling e desiderosi di vendicarsi del tradimento italiano. I fatti storici e i sogni privati dei compagni d’arme sono rievocati in questo testo/racconto, partendo dalla descrizione delle strade bombardate dagli americani fino al luogo della battaglia, che ebbe il suo epicentro davanti alla porta di San Paolo. Una galleria di volti del popolo e dei soldati, di volta in volta smarriti o coraggiosi, in un vortice di vita e morte come solo in guerra, in questa come in qualsiasi altra, si è costretti ad affrontare.

di e con
Pierpaolo Palladino

a cura di Alessia Sambrini

musiche di Pino Cangialosi
eseguite dal vivo da
Pino Cangialosi, pianoforte e percussioni
Fabio Battistelli, clarinetto

Segnalazione del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti – II edizione

La battaglia di Roma di Pierpaolo Palladino viene segnalato per il suo racconto sulla Resistenza antifascista, a Roma, oggi quanto mai necessario. Una trascrizione epica di episodi profondamente umani, cui l’autore e attore aggiunge una solida presenza nel costante confronto con la partitura musicale.

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La battaglia di Roma – Motivazioni didattiche

La battaglia di roma – rassegna stampa

 

La matematica sentimentale – rassegna stampa

IL CORRIERE DELLA SERA

“noi spettatori scopriamo l’equilibrio della gestualità di Palladino in quanto interprete: gestualità eloquentissima con il viso, con le mani, con il corpo tutto. Essa, da sé sola, fa lo spettacolo”

Franco Cordelli

IL DENARO

“La matematica sentimentale, scritto ed interpretato da Pierpaolo Palladino, è andato in scena, solo per tre giorni, al Teatro Elicantropo di Napoli. Un vero peccato perché è un monologo veramente brillante e divertente, interpretato nei diversi ruoli dallo stesso Palladino che con maestria attoriale, narra e fa rivivere il rapporto con la matematica, in particolare con gli esami di Analisi I e II, di questo giovane, Lorenzo costretto dal padre a seguire la facoltà di Ingegneria. L’interpretazione dei due giovani, uno apparentemente indolente e viziato, Lorenzo, non bravo in matematica, e l’altro Rocco, giovane di paese ma più incline alla matematica, è resa con sorprendente bravura, anche quando si cala nel ruolo del professore di matematica, che vive in funzione delle formule e della matematica teorica, ma che non riesce a risolvere un semplice problema con il padre, fargli una telefonata di compleanno. Una alternanza molto comunicativa, divertente e vivace di episodi e di storie, intrecciata alle storie d’amore. Ecco “Chi ha detto che la matematica è pura razionalità – scrive l’autore – freddo e sterile calcolo e lontana anni luce dall’universo del sentimento e dell’emozione?” La matematica offre risposte a chi non ne ha – recita il professore – ma la matematica è il sentimento, l’amore è il dilemma. La soluzione ad un problema – gli suggerisce – è una danza tra intuizione e deduzione. Stratagemmi, ingenui opportunismi di rapporti d’amicizia vissuti tra i banchi dell’università, ma anche solidarietà verso Rocco, il compagno che gli passa i compiti, che abbandonato dalla fidanzata abbandona l’Università ma che lui, Lorenzo recupera. Una bella rappresentazione fondata anche sul ruolo della musica, sulla partitura musicale di Back come chiave di volta della risoluzione di un problema matematico, ma che fornisce il bandolo della matassa su come appassionarsi ad una materia così ostica. Probabilmente si suggerisce che bisognerebbe lavorare sul metodo e sul modo di insegnare la matematica, partendo da altre angolazioni. Quello della musica è sicuramente una ottima soluzione. La vera storia d’amore raccontata è quella dunque per la matematica. Bravo Pierpaolo Palladino!”

 Diletta Capissi

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IL GIORNALE

Racconto di una giovinezza fragile e inquieta, che impara a vedere il bello nelle scelte sbagliate e ad amare con profonda consapevolezza….il tutto viene evocato in scena con pacata delicatezza, con uno stile colloquiale e semplice che non disdice però i passaggi di voce, le variazioni cromatiche da tono a tono…in questonostalgico viaggio di iniziazione dove ognuno di noi può certamente ritrovare un pezzetto di sé.

Laura Novelli

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NOTIZIE RADICALI

I pensieri dell’autore diventano musica e poesia per gli spettatori, spingendo qualcuno sino alla commozione.

Lucio De Angelis

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IL GIORNALE

“Tutto viene evocato in scena con pacata delicatezza, con uno stile colloquiale e semplice che non disdice però i passaggi di voce, le variazioni cromatiche da tono a tono. L’attore/narratore non interpreta, infatti, solo Lorenzo, ma si moltiplica nei tanti personaggi che agiscono in questo nostalgico viaggio di iniziazione dove ognuno di noi può certamente ritrovare un pezzetto di sé”

Laura Novelli

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LA REPUBBLICA

“Le parole di Pierpaolo Palladino hanno una densità comunicativa particolare, una fluidità umana che parte sempre da un qualche fondo dell’anima”.

Rodolfo Di Giammarco

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IL ROMANISTA

“La trama dello spettacolo è accattivante e divertente. E la matematica viene vista in un’ottica diversa […] Nulla è lasciato al caso nella cura, quasi scientificamente matematica della messa in scena.”

Flavio Di Stefano

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RADICALIROMA

“Pierpaolo Palladino, romantico extraterrestre di ‘Poetry’, pianeta della poesia, e validissimo autore di Racconti teatrali che sono sempre più noti al pubblico, come ad esempio “La banda”, dal quale è stato tratto “Senza swing”, lo show del Sistina con Flavio Insinua è il brillante protagonista di questo testo. […]….. e i pensieri dell’autore diventano musica e poesia per gli spettatori, spingendo qualcuno sino alla commozione.”

 Lucio De Angelis

L’ultimo angelo – scheda tecnica

Palcoscenico

  • dimensioni minime: altezza 4 m – larghezza 5,50 m – profondità 5 m
  • quadratura nera montata a scatola comprensiva di soffitti quinte e fondale (o pareti nere o scure)
  • graticcia praticabile o rocchettiera per sostegno 3 americane e tiri scenografici (quinte e fondali e tulle e attrezzeria della compagnia)
  • 20 Corde, rocchetti, o bozzelli,
  • cantinelle per stangoni e schiacciolatura
  • pavimento in legno inchiodabile o pesi sufficienti x schiacciolatura
  • scala per puntamenti

Carico minimo 15 kw effettivi

Materiale elettrico fonico richiesto

  • 24 ch dimmer min 2 kw x ch
  • 1 consolle luci 24 ch memorizzabile
  • alimentazioni e cabling segnale

LUCI

  • 14 pc 1000 watt completi di bandiere telaio e gancio
  • 8 domino con portagelatina
  • 3 pc 500 watt completi
  • 1 sagomatore 50°
  • 1 par 64 cp 60 o 61
  • 2 stativi da 2 m con T
  • 5 corpi illuminanti da usare come zavorra
  • 5 riduzioni maschio Cee femmina italiana
  • 18 sdoppiatori
  • caveria elettrica sufficiente

FONICA

  • 1 impianto di buona qualità adeguato alla sala
  • 1 mixer (con almeno 3 regolazioni di toni, no da DJ)
  • 1 lettore cd con auto pause che legga masterizzati
  • cabling

E’ richiesto un tavolo di regia con luci e audio insieme, in postazione di buona visibilità e udibilità palco, lampadina di regia, ciabatte e quanto necessario affinché gli impianti siano funzionanti prima dell’arrivo della compagnia

Personale tecnico e montaggio

1 aiuto elettricista su piazza a carico del teatro

Montaggio dalla mattina dello spettacolo salvo comunicazioni o accordi diversi

L’ultimo angelo – rassegna stampa

IL GIORNALE

“A fare da sfondo alla vicenda […] c’è qui una piovosa Roma notturna di cui si citano luoghi reali come la metropolitana o il Lido di Ostia : scenario evocato attraverso un linguaggio diretto, quasi fisico, ma non per questo poco lirico. Anzi, tutto qui si scioglie nella lingua, tutto avviene dentro un monologo a due voci che riesce a ricostruire perfettamente il disagio di essere se stessi.” –Laura Novelli

 

LA REPUBBLICA

“La pièce di Palladino registra in una sorta di doppio monologo incrociato il flusso di pensieri e di desideri della coppia separata sulla scena da una parete di cellophane…” – Nico Garrone

NOTIZIE RADICALI

La scrittura di Palladino, autore ed interprete di vaglia, è un fare poesia, che è la ragione del suo vivere; un’attività di pensiero che riempie d’amore la sua esistenza […] Palladino è un Lorenzo amaro e poetico, Cristina Aubry, da par suo, è una Paola che vorrebbe credere a tutti i costi nella vitalità delle emozioni, La regia di Manfredi Rutelli concretizza scenicamente l’atmosfera piovosa ed onirica di questa lunga notte capitolina e la separazione speculare tra i due personaggi monologanti.”  –Lucio De Angelis

 

IL ROMANISTA
“L’Ultimo Angelo è una parabola metropolitana che, insieme all’odore acre della Capitale in pieno delirio pre-natalizio, si porta dietro una poesia venata di tristezza e di romanticismo, come spesso accade quando Palladino impugna la penna. […] Palladino e la Aubry sembrano respirare all’unisono un’emozione che bagna lo spettatore come una marea […] Fra scoppi d’ira, dubbi e qualche amara risata, gli interpreti sospesi in un tragico nulla, scelgono una recitazione schietta, senza ridondanze, ma che arriva dentro e lascia lo spettatore con la sensazione di aver visto qualcosa di sé.”– Paola Conte
DRAMMA.IT “Fa pensare il nuovo lavoro di Pierpaolo Palladino. […] Pur muovendosi da una situazione visitata all’infinito da autori, scrittori, poeti riesce a sviluppare una drammaturgia ricca di sensibilità e per nulla scontata. La regia di Manfredi Rutelli è tutta al servizio del racconto, l’azione viene ridotta ai minimi termini quasi a voler alludere ad un viaggio più onirico, o meglio, più della mente che fisico. Palladino/Lorenzo e Aubry/Paola interpretano con misurata malinconia i rispettivi personaggi, mostrando di non giudicarli, ma anzi, forse di amarli.– Marcello Isidori
TEATROTEATRO

La scelta stilistica di mettere in scena due monologhi parallelamente ben rappresenta la crisi di comunicazione che vivono i due protagonisti all’interno della coppia. […] Entrambi esprimono lo stesso vuoto, la stessa ricerca di fuga, lo stesso bisogno di evasione dalla soffocante e squallida realtà di ogni giorno, svuotata di senso e di sentimento. Ed è proprio nell’esasperazione dello squallore che entrambi trovano sfogo e riparo per i loro mali, per il loro dolore, per le loro amarezze e meschinità.”  – Valentina Carrabino
ROMA C’E’

“Abbiamo già parlato del talento narrativo del romano Pierpaolo Palladino. Della sua pasta da “attautore civile”, del suo piglio storico ma anche immaginifico, suo essere contemporaneamente dentro e fuori la grande scuola del teatro di narrazione. Ora ne riparliamo in occasione del debutto romano de “L’ultimo Angelo”, secondo tassello di una trilogia dedicata a Roma, scritto da Palladino e diretto da Manfredi Rutelli.”

LIVECITY.IT

“Pierpaolo Palladino e Cristina Aubry danno vita ad un armonioso scambio di monologhi nei quali trovano spazio la stanchezza di situazioni quotidiane, la rinnovata tenerezza, ma anche i lampi di solitudine misti ad improvviso umorismo.” – Marilena Giulianetti

 
INIZIATIVA.INFO

“Una pièce intrisa di un paradossale romanticismo, contemporanea e verosimile. […] Bravi i due interpreti. Palladino rende bene il carattere ingenuo ed amaro del suo personaggio, Cristina Aubry ci restituisce con equilibrio l’immagine di una donna che vuole credere nelle emozioni.”– Marcello Franciosa
FUORI LE MURA

“La sintesi di questo lavoro regala allo spettatore un’ottima performance su un tema caro alla società moderna e che, grazie alla comicità e all’autoironia, riesce a toccare anche le corde più nascoste di un’umanità sola, irrisolta, che si lecca le ferite.”  – Manuela Antonucci

L’ultimo angelo – note di regia

NOTE DI REGIA

Il rumore di una solitudine, questo ho voluto sottolineare. I dettagli sonori che amplificano un silenzio interiore, un’incapacità al parlarsi che ha ormai svuotato di ogni contenuto il loro rapporto d’amore, ne ha fatto smarrire ogni fievole passione, ogni ardore: il senso. Salvo poi ritrovarlo e infiammarsi all’accendersi illusorio ed effimero di un fugace sogno impossibile. E proprio perché di pensieri, di nevrosi, di illusioni e di sogni si tratta, abbiamo cercato di rappresentarli, di portarli in scena, sentendoli così come spesso li sentiamo, guidando, camminando, aspettando. Un parlare da soli quasi inconsapevole, tradito anche da una fisicità attenta ad altro. Così che mentre lo sguardo cerca l’incontro sperato, il pensiero si sofferma su dialoghi immaginari, su conflitti coniugali, su rivalse professionali, su speranze fortemente volute. Con l’unico risultato di smarrirsi di nuovo, di perdersi, di annullare ogni percezione e non accorgersi, non volersi accorgere, dell’evidente: il fallimento.

Manfredi Rutelli