L’ultimo angelo – rassegna stampa

IL GIORNALE

“A fare da sfondo alla vicenda […] c’è qui una piovosa Roma notturna di cui si citano luoghi reali come la metropolitana o il Lido di Ostia : scenario evocato attraverso un linguaggio diretto, quasi fisico, ma non per questo poco lirico. Anzi, tutto qui si scioglie nella lingua, tutto avviene dentro un monologo a due voci che riesce a ricostruire perfettamente il disagio di essere se stessi.” –Laura Novelli

 

LA REPUBBLICA

“La pièce di Palladino registra in una sorta di doppio monologo incrociato il flusso di pensieri e di desideri della coppia separata sulla scena da una parete di cellophane…” – Nico Garrone

NOTIZIE RADICALI

La scrittura di Palladino, autore ed interprete di vaglia, è un fare poesia, che è la ragione del suo vivere; un’attività di pensiero che riempie d’amore la sua esistenza […] Palladino è un Lorenzo amaro e poetico, Cristina Aubry, da par suo, è una Paola che vorrebbe credere a tutti i costi nella vitalità delle emozioni, La regia di Manfredi Rutelli concretizza scenicamente l’atmosfera piovosa ed onirica di questa lunga notte capitolina e la separazione speculare tra i due personaggi monologanti.”  –Lucio De Angelis

 

IL ROMANISTA
“L’Ultimo Angelo è una parabola metropolitana che, insieme all’odore acre della Capitale in pieno delirio pre-natalizio, si porta dietro una poesia venata di tristezza e di romanticismo, come spesso accade quando Palladino impugna la penna. […] Palladino e la Aubry sembrano respirare all’unisono un’emozione che bagna lo spettatore come una marea […] Fra scoppi d’ira, dubbi e qualche amara risata, gli interpreti sospesi in un tragico nulla, scelgono una recitazione schietta, senza ridondanze, ma che arriva dentro e lascia lo spettatore con la sensazione di aver visto qualcosa di sé.”– Paola Conte
DRAMMA.IT “Fa pensare il nuovo lavoro di Pierpaolo Palladino. […] Pur muovendosi da una situazione visitata all’infinito da autori, scrittori, poeti riesce a sviluppare una drammaturgia ricca di sensibilità e per nulla scontata. La regia di Manfredi Rutelli è tutta al servizio del racconto, l’azione viene ridotta ai minimi termini quasi a voler alludere ad un viaggio più onirico, o meglio, più della mente che fisico. Palladino/Lorenzo e Aubry/Paola interpretano con misurata malinconia i rispettivi personaggi, mostrando di non giudicarli, ma anzi, forse di amarli.– Marcello Isidori
TEATROTEATRO

La scelta stilistica di mettere in scena due monologhi parallelamente ben rappresenta la crisi di comunicazione che vivono i due protagonisti all’interno della coppia. […] Entrambi esprimono lo stesso vuoto, la stessa ricerca di fuga, lo stesso bisogno di evasione dalla soffocante e squallida realtà di ogni giorno, svuotata di senso e di sentimento. Ed è proprio nell’esasperazione dello squallore che entrambi trovano sfogo e riparo per i loro mali, per il loro dolore, per le loro amarezze e meschinità.”  – Valentina Carrabino
ROMA C’E’

“Abbiamo già parlato del talento narrativo del romano Pierpaolo Palladino. Della sua pasta da “attautore civile”, del suo piglio storico ma anche immaginifico, suo essere contemporaneamente dentro e fuori la grande scuola del teatro di narrazione. Ora ne riparliamo in occasione del debutto romano de “L’ultimo Angelo”, secondo tassello di una trilogia dedicata a Roma, scritto da Palladino e diretto da Manfredi Rutelli.”

LIVECITY.IT

“Pierpaolo Palladino e Cristina Aubry danno vita ad un armonioso scambio di monologhi nei quali trovano spazio la stanchezza di situazioni quotidiane, la rinnovata tenerezza, ma anche i lampi di solitudine misti ad improvviso umorismo.” – Marilena Giulianetti

 
INIZIATIVA.INFO

“Una pièce intrisa di un paradossale romanticismo, contemporanea e verosimile. […] Bravi i due interpreti. Palladino rende bene il carattere ingenuo ed amaro del suo personaggio, Cristina Aubry ci restituisce con equilibrio l’immagine di una donna che vuole credere nelle emozioni.”– Marcello Franciosa
FUORI LE MURA

“La sintesi di questo lavoro regala allo spettatore un’ottima performance su un tema caro alla società moderna e che, grazie alla comicità e all’autoironia, riesce a toccare anche le corde più nascoste di un’umanità sola, irrisolta, che si lecca le ferite.”  – Manuela Antonucci